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STORIA

La prima ferrovia pubblica (la seconda in assoluto in ordine di tempo) fu quella costruita in territorio toscano per collegare la città di Firenze con quella di Livorno.
Il bisogno che stimolò tale costruzione è comprensibile nella visione di un più facile, più veloce ed economico collegamento commerciale fra la Capitale del Granducato e l'importante stazione marittima.

Fu quindi dato inizio alla progettazione chiedendo una concessione governativa con domanda del 1837 che venne accolta l'anno seguente.

Nel 1841 cominciarono i lavori di costruzione che partirono da Livorno e terminarono nel 1848 con la conclusione della 'strada ferrata' in un terreno fuori dalle mura fiorentine, vicino alla Porta al Prato. Su questo terreno fu costruita la prima stazione ferroviaria di Firenze.

La stazione di Porta al Prato fu progettata in stile neo-classico dall' Arch. Enrico Presenti, creando un corpo centrale adibito a corte d'arrivo e due laterali ad accogliere tutti i servizi.

Il traffico in uscita era convogliato in direzione del Lungarno Nuovo (l'attuale Lungarno Vespucci), offrendo così al viaggiatore in uscita uno splendido scenario (comprendente la veduta dei ponti, di S.Jacopo e la collina del piazzale Michelangelo con la bella chiesa romanica di S.Miniato a Monte).

La stazione di Porta al Prato fu ultimata nel 1848 e la ferrovia Livorno-Firenze fu intitolata "Leopolda", in onore del Granduca regnante.

Poco dopo la proclamazione del Regno d'Italia (1861), la stazione Leopolda chiuse i battenti e tutto il traffico ferroviario fu smistato nell'altro terminale denominato stazione di "Santa Maria Novella".

Negli anni successivi molte ipotesi furono fatte sull' utilizzo della vecchia Stazione, che in ogni caso non riacquistò più il suo compito originario.

Fu così che già l'anno successivo alla chiusura la Leopolda fu utilizzata per promuovere la prima Esposizione Nazionale Italiana, che doveva essere una manifestazione espositiva sulle arti, le scienze, il lavoro e le industrie italiane alla quale parteciparono più di seimila espositori.

La rassegna, che contava un percorso di oltre quattro chilometri, vedeva esposti, fra gli altri, i quadri dei primi Macchiaioli e i primi pianoforti prodotti a Torino.

La rassegna fu visitata da circa tremila persone nei giorni feriali e circa 27.000 in quelli festivi, nei quali peraltro l'ingresso era gratuito. Chiuse in deficit, ma produsse un'incremento di visitatori in città.

Ultimata l'esposizione Nazionale del 1861, l'ex stazione Leopolda fu occupata da un Arsenale d'Artiglieria.

Con l'avvento di Firenze capitale, il complesso, di proprietà demaniale, fu ristrutturato per ospitare la Direzione Generale delle Gabelle e della Dogana: il recupero fu progettato dall'architetto Marco Treves.

Il progettista si trovo di fronte il preesistente edificio, composto da due corpi di fabbrica longitudinali, di cui uno componeva la facciata principale, che, pur nella loro ampiezza non erano sufficienti ad ospitare tutti gli uffici richiesti. Dovendo quindi aumentare la cubatura, fu eseguita una sopraelevazione di due piani, sfruttando i quattro angoli del complesso che erano più bassi. Per aumentare ulteriormente la superficie utile venne anche dimezzato il primo piano, che aveva un'altezza di metri lineari 8,60 per crearne uno ammezzato.

Fra gli altri lavori di riadattamento furono introdotte tre scale in pietra, un portico in muratura ed un passaggio di legno che avevano la funzione di collegare i due lunghi corpi di fabbrica. L'insediamento dei nuovi uffici avvenne il 15 novembre 1867.
Oltre ai nuovi uffici, col passare degli anni, la Leopolda viene trasformata in una grande officina, in considerazione dell'aumento di attività dei treni.

Dal 1° luglio 1905 "l'Officina di Firenze" è coinvolta in un processo d'ampliamento e razionalizzazione per far fronte alle sempre maggiori esigenze del traffico ed alla necessità di riclassamento del parco avuto in eredità dalle vecchie compagnie di gestione.

Alla vigilia della prima guerra mondiale la direzione dava inizio ai lavori per la realizzazione di un nuovo carrello traversatore per dotare i capannoni di una pavimentazione in pietra, al posto della preesistente formata da semplice terra battuta.
Il periodo bellico portò ad un incremento della produzione e ad una sua parziale trasformazione. Si cominciarono a produrre proiettili e a tale scopo venne potenziato il reparto torneria con l'afflusso di torni dalle officine locomotive dimesse.

Durante il periodo della seconda guerra mondiale, l'officina sviluppò le riparazioni del materiale rotabile. Con l'occupazione nazista iniziò da parte delle maestranze aderenti al movimento della Resistenza, l'azione di sabotaggio e d'imboscamento dei materiali fino al bombardamento del 2 maggio 1944 che pose fine all'attività delle officine.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, l'edificio è stato, negli anni, notevolmente modificato.

Al termine di tutte le addizioni, modifiche e sottrazioni di volumi allo spazio dell'antica stazione, è rimasto indiviso all'interno dell'edificio un grande locale, adibito fino al 1993 a magazzino di parti di ricambio di veicoli ferroviari e poi trasformato nell'attuale spazio polivalente della Stazione Leopolda, sede di mostre, di manifestazioni culturali e di manifestazioni connesse alla promozione della moda a Firenze. La sua atmosfera di enorme officina dismessa sollecita a inventare, a fare, a esprimersi liberamente. E in effetti la Leopolda ha dimostrato di sapere ben sintonizzarsi con i fenomeni che si muovono oggi all'incrocio tra cultura, arte, industria, tecnologia, informazione, società, politica e che faticano a riconoscersi nei musei e negli spazi più tradizionali di rappresentazione.

Stazione Leopolda srl è nata per sviluppare le grandi potenzialità della Leopolda.